Costume e Società

Stranieri ad un cocktail party

Il post di Matt Linderman sul blog Signal vs Noise inquadra perfettamente un aspetto su cui ho riflettutto molto di recente:

If you go to a cocktail party where everyone is a stranger, the conversation is dull and stiff. You make small talk about the weather, sports, TV shows, etc. You shy away from serious conversations and controversial opinions. A small, intimate dinner party among old friends is a different story, though. There are genuinely interesting conversations and heated debates. At the end of the night, you feel like you actually got something out of it.

È esattamente questo il motivo per il quale evito di partecipare a quelle situazioni che anche lontanamente ricordano i cocktail party citati da Matt Linderman . È il trionfo delle frasi fatte, delle conversazioni banali, degli inviti e conseguenti partecipazioni pro-forma.

Invidio chi riesce a divertirsi in tali contesti perché alla fine della serata ne ha comunque tratto qualcosa di positivo, mentre io me ne torno a casa con la sensazione che forse era meglio rimanerci. La verità è che io, come credo la stragrande maggiorana delle persone, ho bisogno d’altro: ho bisogno della fiducia di chi mi sta intorno, ho bisogno di persone che mi facciano crescere, ho bisogno di parenti e amici che mi facciano stare bene.

Continuando a ragionare su questi temi di recente ho letto un bell’articolo di Milton Glaser intitolato Ten Things I Have Learned dove il famoso illustratore e designer scrive:

(…) Perls proposed that in all relationships people could be either toxic or nourishing towards one another. It is not necessarily true that the same person will be toxic or nourishing in every relationship, but the combination of any two people in a relationship produces toxic or nourishing consequences.

Nel limte del possibile occorre quindi limitare la frequentazione di quelle persone che reputo “tossiche” altrimenti alla lunga rischio di restare avvelenato anch’io, di ottenere cioè l’esatto contrario di cui ho bisogno.

— Andrea Peltrin, 29 Jul 2009.

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